A Settembre 2019 e poco prima della Pandemia una famiglia arriva a Sormano per trasferirsi dalla bergamasca, visiona un appartamento di un piccolo condominio sito nel pianoro del paese e conferma l’interesse, viene accordato un importo d’affitto di 420 euro che viene corrisposto in contanti e con promessa di regolarizzare il contratto.
Passano dei mese e la proprietaria pretende affitti in contatti senza mai regolarizzare il contratto, malgrado avesse avuto tutti i documenti da parte della famiglia.
Nel mese di Dicembre scatta il putiferio perchè gli affittuari chiedono spiegazioni alla proprietaria del perchè non ci sia il contratto perfezionato, la risposta della proprietaria è che non lo farà mai, quaindi gli affitti percepiti fino a quel momento sono irregolari. Gli affittuari annunciano una causa e tutti l’iter inizia anche con il coinvolgimento del Comune con vari incontri e denunce di soprusi come quello di non fornire il gas per il riscaldamento che mette le famiglie in difficoltà. Da qui la querelle tra le parti si allara a questioni di muffa nell’immobile, Caldaia non a norma, evasione fiscale e molti reati che vedono ancora oggi la proprietaria coinvolta.
Quello che la famiglia chiedeva era un normale contratto d’affitto, che secondo alcuni riscontri veniva perfezionato per le famiglie brasiliane al terzo piano dell’immobile, mentre per altri affittuari non c’era verso di ottenere il contratto.
Le parti arrivano al mese di Aprile 2020 si incontrano in tribunale per una mediazione tra le parti che non ha esito positivo per nessuna delle due parti. Anzi, la proprietaria avanza richieste di spese, senza fornire un IBAN e da qui si evince una certa furbizia. Il paradosso è quando il legale della proprietaria scrive all’affittuario dichiarando di volersi rivolgere alla Finanza e a vari enti preposti per denunciare lo stesso per falso in fatturazione. Come in un film scambio di accuse in alcuni casi lecite e sopra tutto, il fatto che la famiglia ospite nel condominio in piena pandemia, vedendo il comportamento della proprietaria si offre a fornire il gas per tutti gli affittuari rivolgendosi ad un fornitore esterno e caricando oltre 500 euro.
Siamo poi ad un altro paradosso quando la proprietaria dell’immobile chiude la porta della cantina dove si trova la caldaia, ma non calcola che le porte possono essere aperte grazie a dei professionisti, quindi le famiglie presenti possono accedere per accendere e spegnere la caldaia in modo autonomo.
Ad oggi e a distanza di tempo, l’Agenzia delle Entrate sta valutando la questione e le sanzioni da applicare alla proprietaria dell’immobile, grazie al coraggio degli inquilini di avere denunciato e fornito dettagli importanti per l’indagine amministrativa.



