Il Sindaco di Cantù Alice Galbiati ha voluto commentare il caso dell’evento “Fratelli tutti” svoltosi qualche sera fa in città. Pubblichiamo integralmente la nota stampa giunta in redazione
“Come detto in passato, in nessuna sede o circostanza l’Amministrazione vuole prendere
parte ad un dibattito che non le è proprio, quello della libertà di culto.
E come Sindaco di tutti i cittadini, credenti e non, di destra o sinistra, non voglio ingerirmi in
iniziative assunte dalla Comunità Pastorale di Cantù che, nel caso, risponderà di questa
iniziativa ai propri fedeli, anche a coloro che non l’hanno condivisa.
È tuttavia doveroso un mio intervento, dal momento che il Comune è stato coinvolto con una
richiesta di patrocinio avente ad oggetto una serata di “intrattenimento” che prevedeva
una “cena conviviale aperta alla città”, con espressa esclusione di qualsivoglia risvolto
religioso. I documenti sono agli atti.
Che sia accaduto qualcosa di diverso è documentato da immagini che parlano da sole e che
i promotori dell’iniziativa sapranno spiegare a chi di dovere.
Per tale ragione, l’Amministrazione prende le distanze dall’”evento” in questione,
declinando ogni responsabilità per le conseguenze che potrebbero scaturire dalle
dichiarazioni mendaci allegate alla richiesta di patrocinio.
Quanto al merito, concordo con le parole del Sottosegretario Molteni: l’immagine del sagrato
di San Paolo occupato da soli uomini musulmani in preghiera non può lasciare indifferenti.
Ho sentito parlare di tolleranza e di convivenza civile. Non potrei essere più d’accordo.
Faccio però presente che non ci può essere convivenza civile senza rispetto delle regole
e che ogni diritto presuppone una norma che lo disciplini, se non altro per garantire a tutti
l’esercizio di quel diritto.

È il fondamento di una Società civile.
A molti di noi è certamente capitato di visitare altri Paesi e, correttamente e doverosamente,
conformarsi alle Leggi, alle regole, ed anche alle consuetudini in essi vigenti. È il primo
segno di rispetto ed il primo passo verso una civile convivenza.
Per quanto mi riguarda, a Cantù non può e non deve avvenire diversamente.
Da anni la nostra Città è suo malgrado coinvolta in plurimi contenziosi giudiziari per l’utilizzo
come luogo di culto di uno stabile a destinazione produttiva, un palese abuso edilizio –
riconosciuto definitivamente anche dalla Magistratura – in spregio alla Legge italiana.
Io sono cristiana, credo nel confronto e nel rispetto reciproco delle diversità.
Non credo però che il dialogo interreligioso significhi far consapevolmente finta che la
Legge italiana non venga, altrettanto consapevolmente, violata da anni e soprattutto non
credo che accondiscendere a iniziative pubbliche che si risolvono nella strumentalizzazione
di un diritto così importante, come quello al culto, sia la strada per una soluzione al problema
della civile convivenza.
È una scelta che mi lascia molto perplessa. E come me, molti altri concittadini con cui mi
sono confrontata.
Credo invece sarebbe più proficuo un impegno serio, anche della Comunità Pastorale
canturina, affinché la Comunità islamica dimostri davvero il desiderio di integrarsi nel
nostro Paese, rispettando le nostre Leggi e sottoscrivendo le Intese previste dalla nostra
Carta Costituzionale.
Sono queste le regole fondamentali di cui tutti dovremmo farci promotori per garantire la
convivenza civile.”
Nella nostra Cantù, come in tutta Italia.
Il Sindaco,
Avv. Alice Galbiati

